23 febbraio 2008

Salif Keita - il principe griot (1)

Barbican, London 05 - Photographer: Damian Rafferty

Nascere albino in Africa è una sfortuna. Il sole infuocato di quelle latitudini sarà talmente insopportabile da condannarlo a crescere lontano da tutti, creatura lunare mascosta da vestiti e cappelli, nell'ombra più fitta o nel buio di una capanna. perché per chi è geneticamente incapace di produrre melanina quel sole è e sarà per sempre insopportabile. La sua vita in penombra lo ha costretto nei secoli a rimanere solo, ad essere guardato con sospetto e ostilità, ad essere considerato una creatura dotata di poteri sinistri, socialmente rifiutato ed emarginato. Un albino in Africa non ha scampo.

Soundjata Keita riunificò l'impero mandengue dopo aver conseguito la vittoria nella mitica battaglia delle pianure di Kirina, dove sconfisse Soumagoro Kante, leggendario imperatore dei Sosso, che da due secoli governava la regione e di cui i mandengue erano vassalli. L'impero raggiunse il suo apice cento anni dopo, nel XIV° secolo, estendendosi dalla Mauritania al Senegal al Gambia ad ovest, alla Guinea Bissau, Guinea Conakry, Liberia, Sierra Leone, Costa d'Avorio al sud, al Burkina Faso e Niger all'est, con al centro l'attuale stato del Mali. Il baricentro naturale dell’impero era il generoso bacino idrico dell'alto fiume Niger, che porta l'acqua nell'area desertica del Sahel.

Keita è il nome di famiglia dei discendenti di Soundjata, la casta originaria dei re guerrieri, detta horon, al vertice della piramide sociale. Anche il primo presidente del Mali dopo l'indipendenza del 1960, Modibo Keita, apparteneva alla stessa stirpe nobile. Sotto di essa vi erano le caste dei niamakala, o degli uomini liberi, come gli artigiani, i contadini e i djeli, i custodi della cultura e della tradizione orale: musicisti, cantastorie, mediatori nei conflitti, sia erranti che al servizio dei nobili. In fondo alla piramide i jon, gli schiavi.

Terzo di tredici figli, Salifou (Salif) Keita nacque il 25 agosto del 1949 a Djoliba, nei pressi di Bamako. Era nobile e albino, degno del massimo rispetto e disprezzo al tempo stesso. Una condizione umana davvero particolare: venerato, temuto, odiato, e trascurato nella sua stessa casa, da dove venne cacciato dal padre, che temeva i suoi poteri, assieme a sua madre. Avendo vissuto la sua infanzia e giovinezza in solitudine si dedicò allo studio, che dovette però presto abbandonare per la debolezza dei suoi occhi, dedicandosi da quel momento allo studio della musica e della cultura orale dei djeli. Divenne cantante e musicista, un mestiere disonorevole per un nobile ma non certo per un albino. Ancora oggi, Salif Keita può cantare ovunque nel mondo tranne a Djoliba, dove è nato e dove è chiamato a tenere un comportamento regale.

Rail Band De Bamako

All'età di soli 18 anni Salifou si trasferì a Bamako, affidando la sua soppravivenza alla musica. Una sera del 1970 impressionò con la sua voce straordinaria il sassofonista Tidiane Kone, che gli chiese di entrare nella sua band.

Quel gruppo era la Rail Band de Bamako, l'orchestra fondata nel luglio di quell'anno dallo stesso Tidiane Kone su richiesta di Aly Diallo, dirigente della stazione ferroviaria di Bamako, con l'intento di creare un’orchestra che modernizzasse la musica tradizionale maliana. Sovvenzionata dalle Ferrovie, la Rail Band suonava tutti i giorni al buffet della stazione di Bamako. Si racconta che il primo concerto di Salif con la Rail Band lo vide cantare nascosto in fondo al palco con un asciugamano sopra la testa

La Rail Band fu ed è tuttora un'orchestra straordinaria, che ha fatto la storia della musica mandengue. Oltre a Salif Keita, da essa sono usciti altri musicisti di enorme spessore, tra cui il guineiano Mory Kante e il maliano di Kita Djelimadi Tounkara, chitarrista virtuoso proveniente dalla Orchestre National “A” de la Republique du Mali e attuale leader della Rail Band. Il polistrumentista Mory Kante entrò nella band un'anno dopo Salif Keita. Sapeva suonare il balafon e in seguito divenne famoso come virtuoso della kora elettrificata, ma nella Rail Band suonava la chitarra, anche se la sua aspirazione autentica era quella di cantare. Recentemente è stato pubblicato dalla Stern il primo di tre volumi di una retrospettiva sulla prima Rail Band, contenente lversioni del brano epico Soundjata cantate sia da Salif Keita che da Mory Kante, dal titolo Belle Epoque Vol. 1

Quando Salifou lasciò la Rail Band, nel 1973, Mory Kante prese il suo posto come primo cantante. Anche se entrambi negano, si dice che la rivalità tra Salif Keita e Mory Kante riprenda quella tra le loro due nobili famiglie di appartenenza, una rivalità vecchia di oltre 700 anni, dai tempi di Soundjata Keita, re dei mandengue, e Soumagoro Kante, re dei Sosso.

Les Ambassadeurs

Lasciata la Rail Band Salif Keita si unì ad un'orchestra rivale che suonava al Bamako Motel, un hotel statale frequentato da europei. fondata nel '69 dal cantante Ousmane Dia, l’orchestra si chiamava appunto les Ambassadeurs du Motel.

Manfila Kante era il fratello di Mory Kante. Straordinario chitarrista della Guinea Conakry, si era trasferito in Mali alla fine degli anni '60, suonando prima con Sory Bamba nell'Orchestre Regional du Mopti, e unendosi poi agli Ambassadeurs nel 1972, poco prima che vi entrasse Salif Keita. Tra i due nacque un'amicizia profonda, che li spinse a consolidare la loro collaborazione che dura ancora oggi. Tra i protagonisti del groove degli Ambassadeurs, oltre a Manfila, contribuirono negli anni un altro grande chitarrista, Ousmane Kouyate, i balafonisti Keletigui Diabate e Kaba Kante e i tastieristi Cheikh Tidiane Seck e Cheikh M. Smith.

Nei primi anni '70 la scena musicale di Bamako era dominata da tre orchestre straordinarie: la Rail Band di Mory Kante e Djelimady Tounkara, Les Ambassadeurs di Manfila Kante e Salif Keita, e i National Badema di Kasse Mady Diabate, derivati dai Las Maravillas du Mali, un’orchestra fondata da Boncana Maiga i cui membri avevano soggiornato a Cuba per studiare musica. La rivalità tra le tre orchestre impresse una spinta straordinaria al mondo della musica di Bamako, che divenne, dopo la Guinea Conakry, il secondo polo per l'evoluzione e la modernizzazione della musica mandengue.

Assieme agli Ambassadeurs Salif Keita raggiunse la notorietà in tutta l'Africa Occidentale. A metà degli anni '70 il manager degli Ambassadeurs, Tiekoro Bakayoko, che oltre ad essere il gestore dell'Hotel era anche un pezzo grosso della polizia locale, fu arrestato per corruzione. Salif Keita si trasferì assieme a Manfila Kante ad Abidjan, in Costa d'Avorio, dove gli Ambassadeurs du Motel divennero Les Ambassadeurs Internationaux.

Nel 1978 fu pubblicato il disco più importante della loro carriera, il classico Mandjou, contenente il lungo brano omonimo in onore al primo presidente della Guinea Conakry, Ahmed Sekou Touré, il quale, in seguito a quel brano, conferì a Salif Keita il prestigioso riconoscimento dell'Ordine Nazionale di Guinea. Mandjou è l'apice dell'esperienza artistica di Salif Keita con gli Ambassadeurs. Cantato nel puro stile dei tradizionali canti di lode dei griot mandengue, per il suo arrangiamento coraggioso costituisce anche un autentico esempio di psichedelia africana. E' un brano realmente splendido, sia nella versione originale, dove accanto alla voce straordinaria di Salif intervengono i lunghi soli di Manfila Kante alla chitarra, di Kabine Traore alla tromba e di Cheikh M. Smith all'organo, che in quella più moderna contenuta nell'album Folon, con i lunghi soli di G. Xavier al sassofono, di Ousmane Kouyate alla chitarra e di Cheikh Tidiane Seck alle tastiere.

Nel 1980 gli Ambassadeurs partirono per una tournee negli Stati Uniti, dove registrarono il loro ultimo disco, Wassolon-Foli. Sembra che i musicisti americani che suonarono nel disco dovettero superare notevoli difficoltà nel riprodurre le complesse poliritmie della musica mandengue. L'uso massiccio dell'elettronica fa di quell'album il primo esperimento hi-tech di Salif Keita, riuscito solo in parte, ma che aprì la strada alle esperienze del cantante albino negli anni successivi. Dopo quella tournee gli Ambassadeurs si sciolsero, Salifou e Manfila si separarono ed intrapresero carriere soliste. Molti dei musicisti degli Ambassadeurs suonarono in seguito nei dischi solisti di Salif Keita: da Ousmane Kouyate a Cheikh Tidiane Seck, fino allo stesso Manfila Kante.

Parigi e la svolta Hi Tech

Dalla Costa d’Avorio Salif Keita si trasferì nel 1984 a Montreuil, un sobborgo di Parigi in cui era presente una numerosa comunità maliana. Per lui fu quasi un ricominciare da capo. Infatti, nonostante i successi ottenuti in Africa, prima di trovare un’etichetta discografica che lo producesse Salifou passò alcuni anni vivendo modestamente, suonando nei locali e nelle feste private e partecipando sempre più ai fermenti di quella fucina alchemica rappresentata dalla scena musicale multietnica della capitale francese.

Nel 1985 Manu Dibango lo chiamò a partecipare alla manifestazione Tam Tam pour l’Ethiopie, assieme a Youssou N’Dour, Mory Kante e King Sunny Ade. Poco dopo Salifou conobbe due tastieristi francesi con i quali cominciò a lavorare, Francois Breant e Jean-Philippe Rykiel. Fu con loro che sviluppò il suo nuovo progetto musicale, che vide la luce grazie ad un influente produttore senegalese che viveva a Parigi: Ibrahim Sylla, fondatore della Syllart, una delle produzioni francesi più meritorie nell’ambito della diffusione della musica africana nel mondo. Da quella collaborazione nacque l’album forse più importante di Salif Keita, persino più di Mandjou, il grande successo degli Ambassadeurs.

Era il 1987 quando uscì Soro (1987, Mango / Island, IMCD 243 / 842775-2), prodotto dalla Syllart e distribuito dalla Island Record di Chris Blackwell, un album destinato a diventare una pietra miliare nella diffusione della musica africana nel mondo. Contemporaneamente usciva un altro disco africano che avrebbe conteso a Soro il primato nelle classifiche internazionali. Il disco si intitolava Akwaba Beach, conteneva l’incredibile hit dance Yeke Yeke, e l’autore era Mory Kante, la cui rivalità artistica con Salif Keita risaliva ai tempi della Rail Band.

Assieme a Graceland (1986) di Paul Simon, questi due dischi contribuirono in modo determinante all’esplosione di quello straordinario fenomeno che fu in seguito chiamato World Music, essendo stati pubblicati subito prima dell’avvento delle ibridazioni sperimentali di artisti come Peter Gabriel e Bill Laswell e della nascita di etichette come la Real World e la Emisphere.

Soro dura meno di 40 minutie contiene 6 brani, con titoli e testi incomprensibili per il pubblico internazionale, perché in lingua malinke. L’autore della musica e dei testi era Salif Keita, mentre Breant e Rykiel si dividono gli arrangiamenti. Vi partecipano alcuni vecchi membri degli Ambassadeurs, come il grande chitarrista mandengue Ousmane Kouyate, il percussionista Souleyman Doumbia e il tastierista Cheick Tediane Seck. Il resto dei musicisti è una sapiente miscela di africani, ai quali sono affidati i cori e la ritmica di basso e percussioni, e francesi, ai quali è demandata la sezione di fiati. Nelle note di copertina si parla di “uso della tecnologia allo stato dell’arte”. Per questo Soro è definito un disco Hi Tech, infarcito delle atmosfere sonore, tipiche degli anni ’80, create dalle tastiere elettroniche e dalle drum machine, ma anche registrato in modo impeccabile. A distanza di 20 anni quel suono appare forse un po’ freddo e datato, ma allora fece davvero scalpore, tanto che da quel momento in poi tutti gli artisti africani che desiderassero affacciarsi sulla scena internazionale registrarono album Hi Tech.

Ma non era l’elettronica a donare a Soro la magia che ne determinò il successo, quanto l’anima profondamente mandengue della sua musica, che le commistioni con il rock rendeva più fruibile a un pubblico non abituato agli aspetti più “duri” dell’estetica musicale africana. Le ritmiche e le melodie, la lingua, ma soprattutto le voci erano splendide: quella di Salif Keita, ma anche l’etereo e suadente coro femminile, che sembra si sia ispirato al meraviglioso coro che accompagna la grande djelimuso maliana Kandia Kouyate. Anche i testi, tradotti in inglese nelle note di copertina, sono orgogliosamente tradizionali. Parlano di valori come l’onesta e il coraggio, di amori e di storie epiche, di re e guerrieri.

Il successo di Soro fu strepitoso. Dopo pochi mesi dalla sua uscita, Salif Keita fu invitato in Inghilterra, assieme a Youssou N’Dour e Ray Lema, per festeggiare il 70esimo compleanno di Nelson Mandela. Subito dopo, e sempre sulla stessa lunghezza d’onda di Soro, e sempre assieme al tastierista Francois Breant, Salif Keita pubblicò Ko-Yan (1989, Mango / Island), un disco dai testi più impegnati socialmente, che però non ottenne lo stesso successo di Soro.


CONTINUA

DISCOGRAFIA DI SALIF KEITA

Ascolta Mandjou - Les Ambassadeurs (da Mansa of Mali - a retrospective)

5 commenti:

Anonimo ha detto...

...continuo a studiare...Egeria

GM ha detto...

meriti un premio come best fan of the year ...

Anonimo ha detto...

...fan? mi sento più curiosa che fanatica...anche se talvolta le tue parole appassionate mi suonano dentro come un disco in cuffia...

GM ha detto...

Se vuoi comprare un disco di Salif Keita prendi Moffou. E' bellissimo ....

Anonimo ha detto...

lo metto in lista, non posso permettermi troppe spese tutte assieme... Grazie del pensiero

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