25 febbraio 2008

Nigeria Special!

disegni di maurizio ribichini

goskow4

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Vogliamo annunciarvi il primo grande evento discografico del 2008 in materia di musica africana, un doppio album da non perdere, affiancato su TP Africa dalle tavole di un disegnatore appassionato.

Nigeria Special, sottotitolato "highlife, afro-sounds & nigerian blues 1970 / 76", è un viaggio in uno dei paesi più conturbanti dell’Africa, compiuto nello spazio e anche nel tempo.

Siamo in pieni anni '70, e mentre tutto il continente stava vivevndo ancora l’entusiasmo dell’indipendenza e la speranza del riscatto da un passato di sottomissione, la Nigeria viveva un ulteriore doppio sogno: la fine della guerra del Biafra e il boom economico dovuto all’esportazione del petrolio, l’oil boom. Tutta quella energia positiva non poteva non trovare sfogo nella danza e nella musica, entrambi modi di espressione che in Africa sono preferenziali rispetto a tutti gli altri, perché accompagnano e segnano il ritmo della vita della sua gente.

Durante i primi anni 60 la colonna sonora di quel sogno nigeriano era l’highlife, suonato soprattutto da musicisti di etnia ibo, uno dei tre grandi gruppi etnici assieme agli yoruba e agli hausa del nord, in anni in cui Lagos, il porto più importante della Nigeria, era il centro dello sviluppo e il punto di contatto con il mondo, un’enorme area urbana in crescita esponenziale a causa della confluenza di milioni di persone dalle regioni più remote.

Nel 1965 salì al potere della Nigeria l’hausa Aboubakar Tafawa Balewa, rappresentante dell’alleanza tra hausa del nord e yoruba dell’ovest, vincendo le elezioni in modo almeno discutibile. Lo scontento dei rivali ibo fu all’origine del primo colpo di stato militare nigeriano, avvenuto il 15 gennaio 1966 e guidato dal colonello Johnson Aguyi-Ironsi. Ma il suo governo cadde appena sei mesi dopo, a seguito di un contro-colpo di stato che portò al potere l’hausa Yakubu Gowon. Il tenente-colonello ibo Ojukwu, governatore dall’area costiera a est del fiume Niger, dichiarò allora l’indipendenza della Repubblica del Biafra, a maggioranza ibo. In risposta il governo di Gowon avviò l’invasione del Biafra è il massacro degli ibo nei territori esterni, una guerra civile che durò fino alla resa di Ojukwu, il 15 gennaio del 1970. La fine della guerra consentì importanti accordi con le multinazionali del petrolio. In breve la Nigeria divenne il settimo produttore mondiale di oro nero, i petrodollari gonfiarono la sua economia e provocarono uno sviluppo senza precedenti.

La guerra aveva scatenato la fuga degli ibo, e le luci dell’highlife divennero fioche, tanto a Lagos quanto in tutti i territori al di fuori del Biafra. In compenso, con la fine della guerra la Nigeria si aperse di nuovo al mondo e si entusiasmò al funky-soul, al jazz, al rock e alla psichedelia, mentre sulla scena musicale di Lagos, definitivamente in mano agli yoruba, esplodevano generi più etnici come il juju e il fuji. Da questo caotico bazaar nacquero sintesi nuove, non solo in yorubaland. Il contemporaneo interessamento delle case discografiche europee, provocato dalla nuova richezza nigeriana, fece esplodere il mercato della musica, che superò persino quello di Abidjan. Mentre la EMI-HMV e la Decca-Afrodisia si specializzarono nell’afrobeat e nell’afrorock, la Philips Nigeria si dedicò soprattutto al nuovo highlife di artisti come Celestine Ukwu, Stephen Osita Osadebe e Victor Uwaifo. Molte delle tracce di Nigeria Special sono tratte dal vecchio catalogo Philips.

La maggior parte delle migliaia di dischi prodotti allora in Nigeria non arrivarono mai da noi, fino a quando il miracolo economico nigeriano non soccombette alla corruzione, alle dittature militari sempre più feroci e allo sfruttamento neo-coloniale anglo-americano. Quella musica ignorata dal mondo industrializzato fu sepolta dalla polvere, almeno fino alla fine degli anni ’90. Poi accadde qualcosa di miracoloso. Nel 1997 morì Fela Kuti, il genio ribelle fondatore dell’afrobeat, e la maggior parte della sua discografia fu ripubblicata dalle case discografiche internazionali. Nel 1999 l’etichetta underground Harmless pubblicò una strana raccolta di musica oscura e dimenticata, Africa Funk vol.1 – The Original Sound of 1970’s Funky Africa, che suscitò un inaspettato entusiasmo. Lo stesso anno nacque l’etichetta Strut, che nei due anni prima di chiudere pubblicò soprattutto materiale nigeriano inedito degli anni 70, tra cui le due raccolte Club Africa e Nigeria ’70, le quali furono una vera rivelazione. Il successo di quella musica oltre vent’anni dopo la sua incisione è un fenomeno strabiliante, spiegabile solo con l’evoluzione musicale degli ultimi anni, trainata dalle sperimentazioni elettroniche fondate sulla ricerca di nuovi groove e dalle nuove orchestre meticce dell’era della soundway Recordsglobalizzazione, che hanno trovato spazio tra i cocci di un rock moribondo. Sta di fatto che l’afrosound dimenticato dei seventies uscì dalle polverose collezioni dei maniaci e da sotto i letti delle case africane per risorgere a nuova vita.

Dopo la chiusura della Strut la Soundway Records è la nuova regina di quella ricerca. Il suo fondatore, il DJ Miles Cleret, gira l’Africa e il Sud America da 16 anni alla ricerca di vecchi LP. Un gorno, al ritorno dal Ghana, decise che quella musica andava condivisa. Creò così la sua etichetta con base a Brighton, in Inghilterra, e pubblicò i due volumi di Ghana Soundz, splendidi e imprevedibili nella musica, nella veste grafica e nei libretti di informazioni. Furono un successo, al quale seguì Afro Baby, una raccolta di oscuro funky nigeriano, e una compilation di una prolifica orchestra del Benin, la T.P. Orchestre Polyrythmo de Cotonou.

Nigeria Special segna un ulteriore passo avanti e un nuovo traguardo, e considerando che è soltanto la prima di tre raccolte frutto di cinque anni di lavoro ben spesi in giro per le città nigeriane, tra vecchi negozi di dischi, musicisti e sale di incisione abbandonate, c’è soltanto da mettersi comodi. A fine marzo sembra che uscirà Nigeria Disco Funk Special, mentre Nigeria Rock Special è prevista per maggio. Stiamo parlando dunque di un’opera monumentale che sarà inevitabilmente un riferimento, non solo per gli studiosi e per gli appassionati, ma anche per molti curiosi insoddisfatti.

Le 26 band di Nigeria Special sono di etnia ibo, yoruba, edo (bini), kwale, kalabari, isoko e ibioio, e vengono da città dai nomi sconosciuti ai più, come Ulesha, Port Harcourt, Benin City, Kwale, Jos, Ibadan, Isoko, Ilorin. I brani costituiscono un arcobaleno di suoni e atmosfere che vanno dal guitar highlife classico, con le sue liee melodiche semplici e i suoi groove cointagianti, al funky-highlife ossessivo e ipnotico, al rock-highlife dalle chitarre tirate e distorte, allo yoruba-highlife, con le sue armonie vocali di matrice islamica, al jazz-highlife dei sassofoni urlati e delle agili trombe con il wa-wa, fino al progressive-highlife delle atmosfere rarefatte, dei cambi di ritmi, delle melodie azzardate e degli organi hammond. Le voci che si susseguono gorgogliano liquide e hanno i timbri della sabbia e del fango, ma sono anche le voci degli uccelli e dei venditori degli assordanti mercati.

Il gusto africano per i suoni sporchi e per le dissonanze crea variazioni che per noi sono nuove e inaspettate, perché appartengono a territori che non siamo abituati ad esplorare, se non a sfiorare appena in certa musica afroamericana. La centralità del ritmo rispetto alla melodia richiede anch’essa un tipo di attenzione che non ci appartiene, e forse è proprio per questo che, nell’epoca del “nu groove”, riscopriamo la vecchia musica dell’Africa, perché cominciamo oggi ad acquisire la sensibilità che serve ad apprezzare quel sound che va ascoltato dallo stomaco.

Nigeria Special non annoia, piuttosto fa sorridere e dondolare. Non provo nemmeno a raccontarvi dei tanti eroi più o meno dimenticati che partecipano a questa sorta di caravanserraglio, e inutile che vi trascrivo le note e le fotografie del booklet di 32 pagine su personaggi come Celestine Ukwu e i suoi Philosopher National o Victor Uwaifo e i suoi Melody Maestros, ma anche come i Semi Colon, St. Augustine e la sua Rover Dance Band o Leo Fadaka e i suoi Heroes. Già solo i nomi mettono allegria.

Forse si è capito, questa raccolta mi entusiasma. Ma se cercherete sulla rete scoprirete che l’entusiasmo è contagioso, e che migliaia di ascoltatori di ogni tipo stanno danzando ai ritmi di Nigerian Special. Evidentemente i tempi non hanno ancora finito di maturare, e i nuovi lavori di Miles Cleret e della sua Soundway supereranno nell’accoglienza e nelle vendite perfino lo strepitoso successo dei due Ghana Soundz. E siamo ancora all’inizio, il filone della vecchia musica nigeriana è ancora ricco e ben lontano dall’esaurirsi. Dimenticavo: Nigeria Special è venduto come doppio CD o come due LP separati, e si trova nei negozi italiani ben forniti. Io l’ho trovato al Fnac. Che aspettate?


cover

Autore: AAVV
Titolo: Nigeria Special - highlife, afro-sounds & nigerian blues 1970 / 76
Anno: 2008
Label: Soundway Records


Brani:

Disco 1
1. Ayamma - The Anambra Beats
2. Okwukwe Na Nchekwube - Celestine Ukwu & His Philosophers National
3. Amalinja - The Don Isaac Ezekiel Combination
4. Akula Owu Onyeara - The Funkees
5. Oja Omoba - Dele Ojo & His Star Brothers Band
6. Koma Mosi - The Harbours Band
7. Nekwaha Semi Colon - The Semi Colon
8. Osalobua Rekpama - Sir Victor Uwaifo & His Melody Maestros
9. Onwu Ama Dike - St. Augustine & His Rovers Dance Band
10. Feso Jaiye - The Sahara All Stars Of Jos
11. Eme Kowa Iasa Ile Wa - Mono Mono
12. To Whom It May Concern - Tunji Oyelana & The Benders
13. Ugali - The Tony Benson Sextet

Disco 2
1. Asiko Mi Ni - The Nigerian Police Force Band 'The Force 7'
2. Torri Wow - Godwin Ezike & the Ambassadors
3. Belema - Opotopo (Easy Kabaka Brown)
4. Alabeke - Dan Satch & His Atomic 8 Dance Band Of Aba
5. Arraino - Popular Cooper & His All Beats Band
6. Simini-Yaya - Collins Oke Elaiho & His Odoligie Nobles Dance Band
7. Buroda Mase - Bola Johnson & His Easy Life To pBeats
8. I Want a Break Thru - The Hykkers
9. Business Before Pleasure - George Akaeze & His Augmented Hits
10. Omo Yen Wu Mi - Shadow Abraham With Mono Mono Friends
11. Blak Sound - Leo Fadaka & the Heroes
12. Eguae Oba - Osayomore Joseph & the Creative 7
13. Akpaisong - Etubom Rex Williams & His Nigerian Artistes

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Al FNAC di Bologna? Corro... Egeria

GM ha detto...

fammi sapere se ti piace, sono molto curioso.
Hai avuto modo di cercare le tue lacche?
Ciao, GM

Anonimo ha detto...

ti dirò... Non so quando potrò andare da mia madre, forse per Pasqua. Dovrai pazientare, anche se credo che non troverò nulla di interessante perchè mio fratello (che ho sentito nel frattempo) non si ricorda di averli visti l'ultima volta che ha trafficato in cantina... vedremo...

jazzfromitaly ha detto...

"...dall'oblò, Nina Simone vedeva sfilare l'immensità delle foreste tropicali che stendevano i loro colori fino all'orizzonte. L'aereo atterrò sulla pista di Lagos il 20 dicembre del 1961. Scendendo dall'aereo sul suolo nigeriano, Nina Simone sentì i tamburi risuonare e riempire lo spazio. Quell'istante aveva il valore di una consacrazione.
Eccola in Africa.
[...]
Il concerto di Lagos ebbe luogo in uno stadio del centro,
di fronte a una marea umana come Nina non aveva ancora mai visto.

Lo shock culturale agì su di Lei come un segno rivelatore.
Apparteneva ad una discendenza molto antica: i suoi avi venivano da una terra posta nel cuore dell'antico reame di Dahomey, l'attuale Ghana.
Si sentiva depositaria di una tradizione, la cui essenza spirituale doveva perpetuare e difendere - con ogni mezzo necessario - la sua razza, la sua cultura, il filo che si dipanava da quella terra,
sopravvissuto alla traversata dell'Atlantico per incarnarsi in America..."

da "Nina Simone, una vita"
di David Brun-Lambert,
ed. KOWALSKI.

Grande post - come al solito - splendidi disegni.

Con piacere, vi ho linkati.

R

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