13 febbraio 2008

Mali: impressioni di viaggio

Gianluca Diana ascolta il blues da molti anni e, come la passione per certe nenie africane, anche quella per il blues è un pò una malattia. Come accade quando si va in Cina e in Africa e all'inizio le persone sembrano tutte uguali, ai profani tutto il blues può sembrare una sola canzone. La mallatia del blues è incurabile, e la passione per i suoni dell'Africa può annoverarsi tra le sue possibili complicazioni. Dopo aver percorso le strade nel Deep South degli States finalmente Gianluca è arrivato in Mali, alle radici del blues. Lasciamo parlare lui.

la moschea di Djenné ... Leggero ed agile, Adama mi lascia sul posto. Due volte in dieci minuti. Lo scorno si impasta con la polvere che mi ritrovo ovunque. Mentre mi rendo conto di ciò lui, Adama intendo, è già arrivato in porta segnando ancora. Mali-Italia: due a zero, senza scampo. Davanti alla cattedrale di sabbia di Djennè incasso la sconfitta, defenestro l’orgoglio calcistico nazionale e –soprattutto- pago pegno. Bibite fresche per i suoi tre amici e per lui. Sempre Adama, intendo. Ovvero questo bambino di dieci anni che non mi ha fatto toccare palla, e che ora mi urla ridente e smargiasso “Cannavarooo”. Alla francese…

... Scorre la Cola fresca a dare refrigerio e placare la sete. Sul bus il caldo si fa in alcuni momenti insopportabile. La miscela estatica di polvere e sole non mi lascia. Mi accompagna dal mio arrivo a Bamako, divenendo da subito fedele compagna di viaggio. Polvere, polvere ed ancora polvere. Che arriva dalla rossa terra maliana, ti si incolla sulla pelle, e non ti lascia. E presto, ci si abitua. E’ terra ospitale il Mali, come la sua gente. Ed al pallido turista europeo, fa dono di una corazza contro il clima aspro di qui. Chè il sole cocente –anche se siamo a gennaio- non ti risparmia mica. Essenziale quindi, accettare questo “regalo”. D’altronde l’ospitalità da queste parti, è sacra. E serve, quanto serve, la polvere adesa alla cute. Perché come una presenza silente e costante, è sempre pronta a rammentarti che non sei abituato al carico emozionale che ti arriva da questa terra. Un caleidoscopio enorme di colori, linguaggi, odori e suoni che rischia di travolgerti dopo due giorni, confinandoti spaventato nella camera d’albergo provvista di rassicurante aria condizionata di provenienza –indubbiamente- occidentale. Per evitare ciò, mentre la Cola termina e guardo la bottiglia triste e sconsolato, ho deciso di tenermela cara. Non la Cola, la polvere rossa. Ed anche se a breve il bus sarà in aeroporto -e la candida Europa più vicina- vivido ed intenso sarà il ricordo del mio peregrinare maliano. Non so se mi spiego, ma all’Hogon non si può andare a ballare in camicia bianca fresca di stiratura. Ti puoi quasi tagliare la pelle con quelle pieghe. Inibiscono il movimento! Bisogna essere pronti, come per una battaglia. Da affrontare con la “tua” corazza, la polvere appunto.

Vi rendete conto di cosa significa ascoltare una band di undici elementi, capitanata da Madou Sidiki Diabate alla kora, sotto il notturno cielo stellato di Bamako? La folla delirante si dimena, scuotendo anima e corpo, mentre l’ensamble vola con una ritmica esplosiva su cui il djeli di turno inanella le sue storie. Bpm che ti incalzano e che ti obbligano a muoverti, che non ti lasciano scampo. La musica maliana, come la polvere, ti si appiccica addosso e non ti si toglie più: ne respiri ovunque. La trovi anche il giorno dopo al Parc Des Princes, locale frequentato dalla gioventù modaiola della capitale. Il Parc, ritrovo di culto del sabato notte, ospita sempre Madou alla kora, accompagnato questa volta da un gruppo meno festaiolo ma più intimo nei suoni. Il groove espresso dalla formazione odora fortemente di un jazz-rock alla Davis anni settanta, ovviamente proposto in salsa africana. Ed affascina in modo inverosimile rendersi conto che le percussioni di Mtume Heath, rivivono nella ritmica di uno sconosciuto suonatore di tama. Intanto la voce calda ed appassionata di Rose si dispiega come una vela al vento mentre narra le storie della sua terra. La osservo e la ascolto da dietro il colore ocra del bicchiere, mentre la birra e la notte mi confondono sempre più i pensieri...

...Esplosiva e cruenta Mah Kouiatè I° mi riporta alla realtà con il suo canto possente e poderoso. Le melodie ipnotiche della notte precedente lasciano il passo il palco del Festival sur le Nigerall'energia di questa storica djeli,che conduce con maestria la festa per il matrimonio di una delle sorelle Diabate. Assistervi è un privilegio. E con soddisfazione, accetto. Si tratta di un'esperienza unica: rimango immerso per un pomeriggio intero, carico di sole ed emozioni, in una festa tanto tradizionale quanto autentica. La polvere mi sovrasta, esattamente come i colori sgargianti dei vestiti delle donne. In queste occasioni sono loro le vere protagoniste: la celebrazione è per loro, non per gli uomini. Officiante e ricevente, cantore danzatrice e pubblico. Questi i ruoli della figura femminile nei matrimoni. E mentre i musicisti forniscono il necessario apporto, Mah e le altre cantano le loro storie...

...Quante storie si sono viste, a Segou. Quattro giorni la durata del Festival Sur Le Niger, in cui ho visto l'orgoglio della gente di questa città di avere un grande festival. Come momento collettivo di riconoscimento, di identificazione ( anche davanti al pubblico bianco ) e di divertimento. Come occasione di lavoro e di guadagno per molti. Storie raccontate dallo sguardo saturo di blues di Afel Bocoum, dal fascino principesco di Salif Keità, dal poeta maledetto Mangala Camara, dal carisma di Cheick Tidiane Seck, dal groove di Bassekou Kouiate, dall'energia dei Neba Solo. Storie intrise di polvere che ti ritrovi tra i denti mangiando riso, che scorgi sui volti dei bambini divertiti da questo parco giochi e mille altre ancora. Che percepisci solo grazie ad una patina estatica, di polvere e sole, che t'aiuta a comprendere. O forse te ne dà solo l'illusione. Ma va bene lo stesso. E se intanto la sete aumenta, se il bus si ferma e se l'Europa si fa più vicina, idem. L'essenziale era riportare a casa qualcosa: la polvere, ed un paio di dribbling rifilati da Adama...


TESTO E FOTO DI GIANLUCA DIANA

2 commenti:

Anonimo ha detto...

un passaggio sul tuo blog è ormai quotidianità. Di gesti ma anche di sensazioni, belle, come queste che Gianluca mi lascia dentro... Egeria

NEBBIA (obi1knon) ha detto...

rinnovo i miei complimenti per il BLOG.
veramente notevole


www.africamali.blogspot.com

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