14 gennaio 2008

Mali: il mondo dei djeli - Introduzione

Dopo la pubblicazione su Music on TNT riproponiamo qui, su TP Africa, il reportage del viaggio nella musica del Mali, magari arricchendolo di qualcosa che non avevamo ancora raccontato. Nuovi reportage di questo tipo saranno disponibili in futuro.

Se si vuole conoscere l'Africa non si deve avere fretta, è necessario mettersi al suo ritmo. Per questo motivo abbiamo impostato il nostro viaggio in modo da esserci mentre le cose accadono, e non per inseguire gli eventi. Questa scelta ci ha consentito di cogliere l'Africa quasi di sorpresa, nella sua imprevedibilità e spontaneità.

All'inizio del 2006 io e Fabrizio Martinez siamo andati in Mali per comprendere meglio il djeliya, il mondo dei griot mandengue e la loro musica, dividendo il tempo del nostro viaggio tra Bamako, la capitale del paese e della musica, e Segou, antico centro dell’impero bambara e sede, da due anni, del Festival sur le Niger, uno degli appuntamenti musicali più importanti in Africa Occidentale.

Il nostro è stato un viaggio tra le esperienze e le emozioni. Abbiamo incontrato e conosciuto molti musicisti, alcuni orgogliosamente djeli, altri semplicemente artisti. Abbiamo ascoltato dal vivo la musica di artisti come la Symmetric Orchestra di Toumani Diabate, i Super Biton di Segou, Amadou e Mariam, Baba Salah, Adama Yalomba, Habib Koite, Abdulaye Diabate, Neba Solo, Djeneba Seck, Sekouba Bambino, Oumou Sangare. Abbiamo passato serate allo Hogon, al Wassoulou Hotel e al Tempo Night Club. Abbiamo partecipato a feste e celebrazioni in strada, compleanni e matrimoni, con tamburi e danze. Abbiamo scoperto la musica di artisti poco più che sconosciuti fuori dall’Africa mandengue, come Mangala Camara, Saramba Kouyate, Soumayla Kanoute, Mamadou e Safi Diabate, Iaiye Kanoute, Modibo Diabate e Allou Sam. Abbiamo visto come si lavora e si tende la pelle di capra di una kora a casa di Ballake Sissoko, o come si accorda un balafon nell’abitazione di Keletigui Diabate. Siamo stati testimoni di come il doundoun spinge in avanti senza sosta una ensamble di tamburi tradizionali e della sensuale comunicazione tra djembe e danzatrice. Abbiamo osservato i djeli all’opera mentre cantano le lodi di questa o di quell’altra famiglia, e di come vengano ricompensati.

Toumani Diabate guida una grossa berlina con cambio automatico, uno dei pochi posti a Bamako in cui funziona l’aria condizionata. Gira senza targa, perché non vuole essere riconosciuto. Non riusciva ad accettare la pedanteria del poliziotto che gli aveva sequestrato l’auto, nonostante lui gli avesse mostrato la targa che teneva nell’abitacolo. Salif Keita è ormai tornato a vivere a Bamako. Il pomeriggio si presenta al Moffou, un grande complesso con annesso studio di registrazione, alloggi, bar e sala concerti situato a Kalabankoro, un quartiere sull’altra sponda del Niger. Quando è a Bamako non ama lavorare, preferisce giocare alla dama africana o intrattenersi con amici e artisti.

Kasse Mady è la voce maschile più emozionante della scena musicale maliana. Conduce una vita semplice, è amato dalla gente del suo quartiere con la quale si intrattiene a chiacchierare. La sua è una tipica casa africana che si affaccia su un cortile nel quale si svolgono molte delle faccende quotidiane. Ci accoglie e mangiamo assieme a lui un piatto di riso proveniente da Kela, il villaggio in cui è nato. Keletigui Diabate ha oltre 70 anni ed è un vero e proprio pezzo di storia della musica mandengue. Ha suonato con le orchestre nazionali sin dai primi anni 60, con la Rail Band e con gli Ambassadeurs du Motel. Oggi suona il balafon assieme ad Habib Koite.

Basekou Kouyate suona il n’goni, un liuto a 4 corde di orgine maliana che nelle sue mani diviene in grado di produrre straordinari assoli blues. Ha accompagnato per anni Toumani Diabate, ma adesso ha un suo gruppo composto da quattro n’goni, percussioni e voci femminili. Djelimady Tounkara è un virtuoso della chitarra, che è stato a lungo leader della Rail Band prima di formare il suo proprio gruppo acustico. E’ lui che ci spiega come la tecnica dello n’goni, della kora e del balafon siano tutte e tre presenti nello stile della chitarra mandengue. Oumou Sangare ha aperto un albergo di lusso vicino all’aereoporto, dove alloggiano turisti europei di passaggio, dall’aria stanca e annoiata.

Questi incontri e molti altri sono stati il nostro vissuto in Mali, un’esperienza che in qualche modo mii ha cambiato. Riaffiorano tra i ricordi l’attenzione che ho ricevuto da ogni persona che ho incontrato, i sorrisi giocosi dei bambini, la musica della kora all’ora di colazione, il caldo e il frastruono del grande mercato, un doundoun legato sul portapacchi di una motocicletta, gli sguardi delle ragazze, una donna che porta sulla testa un enorme fagotto pieno di fibra di cotone, il corpo slanciato dei pastori peul, una piccola mano che prende la mia, il tanfo del canale di scarico accanto a casa, la musica bambara che esce da una radiolina, un piccolo gatto con in bocca un grosso topo, i mucchi di corna e mandibole al mercato della carne.

E' di questo che scriverò. Racconterò dell’Africa che ho vissuto, che non è quella dei tour operator e dei grandi alberghi che si pagano in euro. Non è l’Africa assaggiata, ogni giorno un luogo diverso ma i contatti tutti uguali. E’ un’Africa abitata un po’ più dal di dentro. Recensirò anche qualche disco, musica che forse qui non arriverà mai. Parlerò del Festival di Segou e della Symmetric Orchestra all’Hogon, delle feste di strada, del mercato della musica dal vivo e in cassetta. Vogliamo raccontarlo perché questo incredibile universo della musica africana venga conosciuto anche nel nostro paese.


CONTINUA ...

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