12 gennaio 2008

Kandia Kouyate - Biriko

Kandia Kouyate, definita da molti la più grande voce femminile vivente del Mali, appartiene alla dimensione della legenda. Nata a Kita, nell'ovest del Mali, da una antica famiglia mandinka di djeli (griot), Kandia iniziò a cantare molto giovane, e ben presto divenne famosa non solo nella sua città d’origine, ma anche a Bamako, in Guinea e in tutta l'Africa dell'ovest. La sua voce da contralto, considerata classica quanto lo è quella di Mahalia Jacskon per il gospel, è riconoscibile sin dalle prime note: potente, intensa ed espressiva sia nelle canzoni epiche che in quelle d'amore.

Chiamata "la dangereuse" per la sua capacità di suscitare emozioni e di trasportare gli ascoltatori, Kandia è anche una donna coraggiosa, in grado di essere un'icona della tradizione e al tempo stesso di denunciarne i mali, come ad esempio la pratica tradizionale della clitoridectomia. Del resto un djelii è un maestro della parola, e non necessariamente deve limitarsi soltanto a conservare le storie del suo popolo. Kandia ha deciso non solo di raccontarle, ma anche di "fare" quelle storie, parlando di ciò che della tradizione deve essere cambiato.

Biriko è il suo secondo album pubblicato per la Sterns. Kita Kan, uscito nel 1999, fu il suo debutto sul mercato internazionale, avvenuto dopo oltre vent’anni di carriera centrata soprattutto sulle esecuzioni dal vivo in un contesto tradizionale. Prima di Biriko e Kita Kan Kandia aveva pubblicato quattro cassette, tra cui soltanto una – Amary Daou presente Kandia Kouyate - è reperibile, seppur a seguito di paziente ricerca, nella sua versione in LP. Prima dell’uscita dei due album solistici le uniche sue registrazioni disponibili fuori dal Mali consistevano in due brani sul CD "The Divas from Mali" (World Network, 1997), e nello strepitoso duetto vocale contenuto in Kassa (Stern, 1997) di Sekouba Bambino Diabate.

Questa resistenza a debuttare nel mondo dello show-business non è inusuale per gli artisti africani che nascono in un contesto tradizionale. La musica in Africa è infatti pienamente integrata nella vita della comunità e acquisisce un senso in relazione ad essa. In particolari circostanze la musica è soltanto uno degli aspetti di quella vita comunitaria, e per questo è difficile isolarla da quel contesto senza depauperarla nel significato. Inoltre un djeli si nutre di un rapporto vivo con il suo pubblico, e parte della sua arte nasce dall’improvvisazione ispirata anche dai presenti e dall’occasione in cui si esibisce.

A differenza di Kita Kan, nei cui arrangiamenti erano presenti strumenti elettrici e persino una imponente sezione di archi, Biriko è un album esclusivamente acustico. Nel disco è presentato un repertorio completo dei diversi stili musicali della area mandengue, con brani appartenenti a tutte e tre le tradizioni dell'area: quella maninka, caratteristica della Guinea e del sud del Mali, quella bambara, del Mali centrale, e quella mandinka, il cui fulcro è in Gambia.

Biriko vede la presenza di vere e proprie icone della musica mandengue, come Djelimady Tounkara, anima della Rail Band de Bamako, il cui ruolo nella fondazione dello stile della chitarra mandengue è paragonabile a quello di Sekou Bembeya Diabate dei Bembeya Jazz. I suoi arpeggi inconfondibili, basati soprattutto sullo stile n’goni, ma anche balafon e kora, aprono il disco nel brano San Barana, un lamento sulle condizioni delle donne nelle famiglie poligamiche, in cui la voce di Kandia Kouyate irrompe sul tappeto di ben tre chitarre acustiche, e in Sanougnaoule. Accanto a Djelimady Tounkara troviamo nuovamente il guineiano Ousmane Kouyate, chitarrista con Salif Keita sin dai tempi di Les Ambassadeurs, che qui è co-arrangiatore dell’album. La terza chitarra è quella del giovane prodigio Modibo “Gauché” Diabate, il cui stile acido e visionario caratterizza lo splendido brano bambara Tchegniba.

Alla kora questa volta c’è il giovane Mamadou Sidiki Diabate, figlio del grande Sidiki e fratellino di Toumani Diabate, mentre al liuto n’goni troviamo il veterano bambara Issa Condé. Da menzionare sono anche Ali Wagué al flauto peul, Mahamane Diabate al balafon, Amadou Sodia al bolon, il liuto basso, e Lasso Doumbia al dununba. Il coro femminile è straordinario, e non potrebbe essere altrimenti, considerando che fu il modo in cui Kandia utilizza il coro nei suoi arrangiamenti che, durante gli anni ’80, ispirò sia Salif Keita che Mory Kante. Ma la vera protagonista di Biriko, ciò che rende questo disco una gemma senza tempo, è la voce emozionante di Kandia Kouyate, in grado non solo di testimoniare la grandezza dell’antica cultura a cui appartiene, ma di arricchirla ulteriormente.

Nel 2004 Kandia ha partecipato, assieme a Kassemady Diabate, Sekouba Bambino, Bako Dagnon, Kemo Condé, Lafia Diabate e Kerfala Kante, allo storico e imponente progetto di Ibrahim Sylla sulle antiche canzoni della tradizione mandinka, intitolato Mandekalou, del quale sono stati pubblicati fino ad oggi due album e un DVD. Dopo Mandekalou la grande artista maliana è stata costretta ad interrompere la sua attività artistica quasi completamente a causa di una malattia. Noi non possiamo far altro che augurargli con tutto il cuore di ritrovare la salute, e di concederci ancora di ascoltare la sua voce.

Autore: Kandia Kouyate
Titolo: Biriko
Anno: 2002
Label: Sterns
Codice: STCD 1095

Brani:

1. San Barana
2. Gnanama
3. Tchegniba
4. Mortalité
5. Kirin
6. Sanougnaoule
7. Ibalan
8. M’Bensara
9. Djanfa
10. Magamougou
11. Kadabila

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