27 gennaio 2008

Frank Tenaille - Lo Swing del Camaleonte

In Africa la musica è indissolubilmente intrecciata alla vita quotidiana della gente, un modo di scandire il tempo e gli eventi che deriva dalle antiche culture tradizionali. E’ per questo che, a partire dalla fine degli anni ’50, quando i paesi dell’Africa sub-sahariana hanno conquistato uno a uno la propria indipendenza e la morsa dei colonizzatori si è allentata, la nuova musica africana, tenuta a freno fino ad allora, è scattata come una molla, esplodendo ovunque in un incredibile arcobaleno di generi e stili.

Vista come uno strumento essenziale per ricostruire un’identità culturale fino ad allora mortificata e compressa, la musica e i musicisti furono incoraggiati e sostenuti inanzitutto dai primi governi africani, i cui presidenti erano ovunque accompagnati dalle migliori orchestre di stato. Anche per questo l’evoluzione della moderna musica africana avvenne soprattutto nelle realtà urbane delle grandi capitali, dove la musica era stata meticciata e stravolta dal terremoto del colonialismo. Nei villaggi sperduti nelle pianure e nelle foreste, che in qualche modo erano stati meno in contatto con la modernizzazione europea, la musica tradizionale aveva invece mantenuto il suo ruolo e le sue forme di base.

La differenza tra cultura urbana e dei villaggi fu la fonte della ricchezza musicale dei decenni successivi, a cui si aggiunsero le influenze esterne dalla musica della diaspora nera, da quella cubana, al reggae, al funky-soul al jazz. Nel crogiuolo africano furono sintetizzati così generi come l’highlife, la rumba zairese, il m’balax, la makossa, l’afrobeat, la mbaqanga, la morna, lo zouglou, il benga della east cost, l’ethio-jazz, il juju, la chimurenga e molti altri, a formare l’arcipelago delle musiche moderne del continente.

I protagonisti furono moltissimi, e qualsiasi libro voglia raccontarne le storie senza troppe omissioni è condannato a divenire un’enciclopedia. Per questa ragione i testi più significativi sulla musica di quel periodo che non siano dizionari e vogliano costituire una lettura agevole, scelgono di specializzarsi su un genere o una realtà etnica, oppure presentano una serie di ritratti, limitandosi a pochi artisti importanti, o anche a uno solo.

Lo Swing del Camaleonte amplia considerevolmente il numero dei personaggi raccontati, e per rimanere snello sceglie la tecnica dello schizzo giornalistico. La sensazione che si ha nel leggerlo è quella di guardare l’Africa dal finestrino di un treno in corsa. Un nome, una storia appena tratteggiata, un contesto storico, un’atmosfera. I ritratti sono talmente brevi che in certi casi le notizie migliori le trovi nelle note. In compenso sono tanti, ed è questa l’originalità del libro, che offre una visione come di un mosaico, in cui le singole tessere possono essere semplici e contenere persino qualche imprecisione.

Nonostante il sottotitolo parli di 50 anni di musica, gli artisti trattati sono concentrati nei trent’anni dell’epoca d’oro, che va dalla fine degli anni 50 agli anni 80. Parliamo quindi ovviamente di E. T. Mensah, re incontrastato dell’highlife, di tre generazioni di rumba zairese, quella di Grand Kalle, quella di Tabu Ley e Franco Luambo e l’ultima di Papa Wemba, dei Bembeya Jazz, di Fela Kuti, di Miryam Makeba, della makossa di Manu Dibango, dei sudafricani Mahalatini e Johnny Clegg, del leone dello Zimbabwe Thomas Mapfuno e della regina della morna Cesaria Evora, degli eterni rivali e protagonisti della prima world music Salif Keita e Mory Kante, di Ray Lema, Geoffrey Oryema e Youssou N’Dour, della pantera del Benin Angelique Kidjo, del blues di Ali Farka Toure e del reggae di Alpha Blondy, ma anche – e qui più che altrove sta il valore del libro - di figure meno note ma altrettanto rappresentative, come gli intellettuali Francis Bebey e Pierre Akendengue, la regina del Taarab di Zanzibar Bi Kidude, la cameroonense Anne Marie N’Zie, l’etiope Mahmoud Ahmed, M’Pongo Love, Zao, il percussionista Doudou N’Diaye Rose, Granmoun Lelé e altri.

Dalla lettura dello Swing traspare appena accennata anche l’atmosfera dell’Africa di quegli anni, i sogni e le illusioni, il rapporto delicato e ambiguo con i nuovi potenti africani, da Mobutu a Idi Amin, imperatori spesso sinistri, capaci di distruggere in un istante le loro stesse creature al primo cenno di ribellione.

Durante gli anni 90 gli ascoltatori nostrani si sono evoluti, e hanno cominciato ad apprezzare e a cercare gli antichi suoni della musica tradizionale. Da allora si sta imponendo quella che potremmo chiamare la nuova musica acustica africana, con epicentro in Mali, rappresentata da artisti come Toumani Diabate, Oumou Sangare e Rokia Traore. E’ grazie al loro successo che molti musicisti africani hanno imparato a suonare acustico per l’Europa, rimanendo spesso elettrici in patria. Della nuova musica acustica non si parla nel libro, ed è un peccato, perché il futuro della musica africana moderna non sarà segnato solamente dalle incestuose relazioni con le musiche della diaspora e con l’elettronica, come ipotizza Tenaille. Io confido piuttosto che, accanto all’hip-hop e all'afro-zouk, almeno una delle strade del futuro sia quella della nuova musica tradizionale, capace di rimanere sé stessa e di non chinare la testa anche quando si incontra con l’arte euro-americana.

Concludono il libro una ricca bibliografia e discografia selezionata, che forse in un primo momento spaventeranno il profano, ma poi lo aiuteranno a immergersi in un ambiente poco conosciuto. Ciò che rimane dopo la lettura è la consapevolezza dell’esistenza e della richezza delle musiche d’Africa, e magari la voglia di frugarci dentro. Forse può sembrare poco, ma noi ci accontentiamo, e nel frattempo ringraziamo il coraggio della casa editrice Epoché, che dopo essersi specializzata in letteratura africana ha deciso di parlare anche della sua musica. Ci auguriamo che lo Swing del Camaleonte sia soltanto il primo di una lunga serie.

Autore: Frank Tenaille
Titolo: Lo Swing del Camaleonte
Editore: Epoché
Anno: 2007

2 commenti:

egeria ha detto...

ma si trova in libreria?

GM ha detto...

Forse con pò di fatica, ma si trova.

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