08 gennaio 2008

Bembeya Jazz National - Le notti di Conakry (2)

Sekou ToureDurante gli anni ’60 e ’70 la Guinea fu un faro per il sogno indipendentista dei popoli africani. Sekou Toure sostenne attivamente i movimenti di liberazione di Algeria, Palestina e Guinea Bissau, creò assieme a Nkrumah l’Unione degli Stati Africani, inviò un contingente in Congo contro i separatisti di Moise Thsombé, strinse legami con Fidel Castro, Nelson Mandela, Gheddafi e Chou En Lai.

Con il passare degli anni i colpi di stato decimarono i primi governi post-coloniali africani. Solo per citarne alcuni, tra i governi amici della Guinea di Sekou Toure il primo a cadere fu il Congo, dove Patrice Lumumba fu ucciso nel 1961. Nel 1963 fu la volta di Sylvanus Olympio del Togo, quindi del Ghana di Kwame Nkrumah, nel 1966, mentre nel 1968 toccò al Mali di Modibo Keita.

La notte del 22 novembre del 1970 le forze portoghesi di stanza in Guinea Bissau assieme a un gruppo di dissidenti guineiani sbarcarono a Conakry con l’intento di attacare la prigione di Camp Boiro, di prendere il controllo della radio nazionale e di arrestare Sekou Toure. Anche grazie all’aiuto delle forze del Partito Africano per l’Indipendenza della Guinea Bissau e di Capo Verde, guidato dal rivoluzionario capoverdino Amilcar Cabral, in poco più di 24 ore Sekou Toure sovvertì l’esito del colpo di stato e riguadagnò il controllo della capitale. Il Presidente rispose a caldo con un lungo discorso alla popolazione attraverso la radio nazionale, in cui descriveva orgogliosamente la reazione del “popolo di Guinea” all’attacco imperialista. Quello storico discorso, infarcito della vecchia retorica socialista, fu pubblicato in “Appels au Peuple”, uno dei dischi Syliphone (SLP26).

I prigionieri furono giustiziati assieme a un nutrito gruppo di “traditori della rivoluzione” individuati sia tra i militari che tra i civili. Da allora Sekou Toure, ossessionato dall’idea del susseguirsi di complotti contro il governo, avviò una crudele repressione verso i “nemici del popolo”. Le ombre sulla dittatura di Sekou Toure si allungavano.

il drago della canzone africana

Aboubakar Demba CamaraLa scena musicale guineiana continuò a vibrare e a produrre musica piena di entusiasmo e speranza per buona parte degli anni ’70. Dopo Regard sur le Passé i Bembeya Jazz National, trascinati dalla chitarra di Sekou “Bembeya” Diabate e, soprattutto, dal carisma irresistibile di Demba Camara, produssero per la Syliphone album memorabili, come Dix Ans de Succes (SLP24), registrato dal vivo nel ’71 al Palais du Peuple, con la spledida lunga versione di Super Tentemba, e Authenticité 73 (SLP39).

Demba Camara, detto “le dragon de la chanson africaine”, o anche “waraba”, il leone, non proveniva da una famiglia di griot, ma possedeva il tesoro ambito da ogni griot, quello che nell’Africa mandengue è chiamato il magico dono della voce e della parola, che gli conferiva il potere di influenzare le emozioni della gente. Sembra che la sua straordinaria comunicativa, percepibile soprattutto nelle registrazioni dal vivo, trascinasse il pubblico in un turbinio di allegria e partecipazione fin dal momento del suo arrivo sul palco. Demba era un autentico animale da palcoscenico, l’origine e la sostanza delle performance dal vivo dei Bembeya Jazz, grazie alla cui presenza gli altri musicisti potevano concentrarsi esclusivamente sulla musica. Formidabile danzatore, geniale improvvisatore, era sempre alla guida dell’orchestra, sia che cantasse i brani più ieratici e solenni, sia che scherzasse con il pubblico o danzasse allo sfrenato ritmo del tentenba.

Un giorno Demba era al mercato di Coya, a 50 km da Conakry. Interrogando le conchiglie una vecchia indovina presagì un incidente che avrebbe colpito i Bembeya Jazz, e suggerì un sacrificio rituale. 100 franchi di noci di kola per ciascun membro della band e l’offerta di preghiere consentirono forse a Demba di rimanere illeso quando il suo sidecar fu investito da un’auto, a pochi giorni dal suo ritorno nella capitale, ma evidentemente gli spiriti non erano appagati.

Poche settimane dopo, al termine di una trionfale tournée in Senegal, i Bembeya Jazz ricevettero un invito a suonare nella residenza privata del Ministro per la Gioventù di Dakar. L’orchestra non aveva più con sé i propri strumenti musicali, così il Ministro ne ordinò di nuovi dall’Italia. La consegna degli strumenti richiese qualche giorno. Al loro ritorno a Dakar i Bembeya furono accolti dall’autista del Ministero, la cui eccitazione traspariva nel gioco nervoso del piede sull’acceleratore della sua peugeot 504. Sekou Bembeya era accanto all’autista, mentre Demba e Salifou Kaba siedevano dietro. Durante la folle corsa per le sconnesse strade di Dakar una ruota toccò il marciapiede, l’auto sbandò e si cappottò più volte, e Demba Camara venne sbalzato fuori, urtando violentemente la testa, riportando fratture al cranio e alla cassa toracica. La morte sopravvenne dopo quattro giorni di agonia in ospedale. Era il 5 aprile del 1973.

In Guinea vennero proclamati due giorni di lutto nazionale, durante i quali tutte le attività artistiche si fermarono. Ai funerali ufficiali di Aboubacar Demba Camara, ai quali erano presenti delegazioni di tutti gli Stati dell’Africa Occidentale, oltre centomila persone vestite di bianco accompagnarono la salma al cimitero di Camayenne, mentre le fanfare di Camp Boiro suonavano Boloba, l’inno per i guerrieri valorosi.

La rivolta delle donne del mercato

Nel frattempo la Guinea di Ahmed Sekou Toure stava sprofondando nel baratro del disastro economico e nella barbarie delle feroci repressioni contro i presunti colpevoli di ogni sorta di complotto. A farne le spese erano non solo le etnie non dominanti, come i peul, ma anche funzionari di stato, amici e consiglieri del Presidente e l’intero popolo guineiano. Camp Boiro divenne un vero e proprio campo di concentramento in cui, negli anni successivi, furono incarcerati, torturati e uccisi migliaia di detenuti politici accusati di alto tradimento.

Durante gli anni ’70 il paese interruppe progressivamente le relazioni con i paesi africani “amici”. I membri dell’entourage del presidente, selezionati oramai sulla base del solo criterio della “fedeltà” al dittatore, bilanciavano sempre più la loro mediocrità con la tracotanza e l’abuso di potere nei confronti dei più deboli.

Guinea ConakryIn una mattina di giugno del 1977 una squadra di agenti della Finanza irruppe nel mercato di N’Zerekore per imporre l’interdizione governativa del commercio privato. La reazione delle donne, stremate dalla miseria, fu immediata e decisa, cogliendo di sorpresa i militari. Ci furono morti e feriti, ma la “rivolta delle donne del mercato”, come fu chiamata in seguito, non si fermò. La residenza del Ministero dello Sviluppo Rurale della regione fu assediata, e la protesta si estese e divampò anche nelle città vicine, a Macenta, Gueckedou, Kissidougou e Beyla, fino a Kankan.

Il 27 agosto toccò a Conakry. Le donne del mercato Mbalia insorsero contro agenti intenti a perquisire i banchi, quindi assaltarono la sede centrale della Polizia Finanziaria e infine marciarono contro il palazzo presidenziale. Sekou Toure decise di incontrare i commercianti al Palace du Peuple, ma non appena cominciò il suo discorso, la sinistra accusa di essere complottisti gli fu rivoltata contro. “Sei tu la quinta colonna, se tu l’imperialista, sei tu il razzista”. Durante i disordini che susseguirono alcune donne vennero uccise e altre imprigionate e in seguito giustiziate, ma la protesta non cessò, e costrinse il dittatore ad allentare la presa e infine a liberare i prigionieri. Ma l’umiliazione subita non fece altro che rafforzare le sue paranoie.

Orfani del dragone

Alla morte di Demba Camara i Bembeya Jazz caddero in un baratro di tristezza. Demba non venne sostituito, e Salifou Kaba assunse il ruolo di cantante principale fino ai primi anni ’80, quando si unì all’orchestra l’incredibile giovane talento Sekouba Bambino Diabate, “le petit de Siguiri” come lo chiamava lo stesso Sekou Toure, che lo raccomandò personalmente come sostituto di Demba. Oggi Bambino è una delle principali star dell’Africa Occidentale.

Dal ’73 i Bembeya Jazz non pubblicarono nuovi dischi per tre anni. Nel 1974 uscì, sempre per Syliphone, lo spendido Memoire de Aboubacar Demba Camara (SLP44), una raccolta postuma contenente alcuni dei maggiori successi dell’orchestra e anche alcuni inediti, tra cui la straordinaria Ballake. Sembra che il brano fosse una canzone antica proveniente dalla tradizione di Beyla. I Bembeya Jazz la pubblicarono la prima volta nel ’70, con il titolo di Beyla, nella raccolta Guinée an X – Orchestres Nationaux (SLP8). Il brano ebbe un tale successo che veniva richiesto dal pubblico ogni volta che la band saliva su un palco, ma i Bembeya non la suonavano mai, in quanto alla canzone era associata una oscura profezia: chi l’avesse cantata dal vivo sarebbe morto “con i capelli neri”. Per questo, durante il pezzo, più volte Demba Camara invoca “la morte dei capelli neri”. Ma una sera, meno di un anno prima di morire, durante un concerto a Conakry il leone decise di cantarla. Chi nel pubblico conosceva la profezia restò ammutolito.

Sekou Bembeya DiabateNel 1976 uscirono Defi (SLP59), La Continuité (SLP61) e la raccolta Discotheque ’76 (SLP66), quasi interamente dedicata ai Bembeya Jazz. Ascoltando il brano Petit Sekou si comprende come la leadership dell’orchestra fosse saldamente nelle mani di Sekou Bembeya Diabate, lo straordinario chitarrista che già godeva del soprannome di Diamond Fingers, dita di diamante, per la sua formidabile arte.

Senza Diamond Fingers i Bembeya non avrebbero avuto scampo. Il suo stile inconfondibile, basato sulla trasposizione delle tecniche del balafon e della kora sulla chitarra elettrica, aveva fatto scuola non solo in Guinea, ma in tutta l’Africa Occidentale, portando la chitarra mandengue a un livello persino superiore rispetto ai grandi chitarristi della rumba congolese, come Franco Luambo, Dr. Nico e Tabu Ley.

Nonostante la personalità di Sekou Diabate, il groove dei Bembeya Jazz subì sempre più l’influenza esterna del soukous congolese, fino ad assorbire, durante gli anni ’80, le sgradevoli e pacchiane sonorità elettroniche delle tastiere di allora e delle drum machine. Persino la voce di Bambino non riusciva più a far volare alto il sound dell’orchestra, che rimase comunque una istituzione, più per il suo passato che per quel presente mediocre.

Notte su Conakry

Giudicare l’operato di Sekou Toure non è affar semplice. Scrisse Kapuscinski nel suo La prima guerra del football: “E’ stato il dramma di Lumumba e di Nehru, di Nyerere e di Sekou Toure. L’essenza del dramma consiste nella tremenda resistenza della materia in cui si imbatté ognuno di questi uomini nel compiere il primo, il secondo e il terzo passo ai vertici del potere. Vogliono qualcosa di buono, cominciano a farlo e dopo un mese, un anno, tre anni si rendono conto che ogni cosa sprofonda nella sabbia. Tutto sbarra loro la strada: l’arretratezza secolare, l’economia primitiva, l’analfabetismo, il fanatismo religioso, la cecità tribale, la fame cronica, il passato coloniale con la sua politica di tenere i vinti nell’oppressione e nell’ignoranza, il ricatto degli imperialisti, l’avidità dei corrotti, la disoccupazione, i bilanci passivi. In queste condizioni il progresso diventa un’impresa disperata. L’uomo politico comincia a dibattersi, cerca nella dittatura una via d’uscita. La dittatura suscita l’opposizione e l’opposizione organizza il colpo di stato. E il ciclo ricomincia”.

Negli ultimi anni del suo governo, incalzato dalle pressioni internazionali e dalle denunce di Amnesty International, Sekou Toure svoltò progressivamente verso una dittatura più moderata, abbandonando il marxismo e allacciando legami sempre più stretti con l’Africa mussulmana, fino a proclamare l’Islam religione di stato.

Le luci della golden era della orchestre guineiane si spensero con la morte di Sekou Toure, avvenuta il 27 marzo del 1984 a Cleveland, dove era ricoverato per gravi problemi cardiaci. La verità su molte atrocità del regime di Guinea, come i massacri di Camp Boiro, emerse solo dopo la sua morte. Ma il fango che ha ricoperto ogni cosa non ha potuto sporcare quella musica, gli agili arpeggi di Diamond Fingers e la voce intensa di Demba Camara.

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Discografia Completa di Orchestre de Beyla e Bembeya Jazz National


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